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Genius Hotel
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COME RAGGIUNGERCI

In auto: Autostrada A14 uscita Trani-Corato direzione Bari
In treno: Stazione di Trani (13 Km) oppure Stazione di Barletta (20 Km)
In aereo: Aeroporto Bari-Palese (32 Km)

Luoghi da Visitare

Il castello è costruito direttamente su un banco roccioso, in molti punti affiorante, ed è universalmente noto per la sua forma ottagonale. Su ognuno degli otto spigoli si innestano otto torri della stessa forma nelle  cortine murarie in pietra calcarea locale, segnate da una cornice marcapiano,  si aprono otto monòfore nel piano inferiore, sette bifore ed una sola trifora, rivolta verso Andria, in quello superiore.

Il cortile, di forma ottagonale, è caratterizzato, come tutto l’edificio, dal contrasto cromatico derivante dall’utilizzo di breccia corallina, pietra calcarea e marmi; un tempo erano presenti anche antiche sculture, di cui restano solo la lastra raffigurante il Corteo dei cavalieri ed un Frammento di figura antropomorfa.

In corrispondenza del piano superiore si aprono tre porte-finestre, sotto cui sono presenti alcuni elementi aggettanti ed alcuni fori, forse destinati a reggere un ballatoio ligneo utile a rendere indipendenti l’una dall’altra le sale, tutte comunicanti tra loro con un percorso anulare, ad eccezione della prima e dell’ottava, separate da una parete in cui si apre, in alto, un grande òculo, probabilmente utilizzato per comunicare.
Le  sedici  sale, otto  per  ciascun  piano, hanno  forma trapezoidale e sono state coperte con un’ingegnosa soluzione. Lo spazio è ripartito, infatti, in una campata centrale   quadrata   coperta  a  crocièra  costolonata,  ( con  semicolonne    in   brèccia   corallina a pianterreno e pilastri trilobati di marmo a quello superiore), mentre i residui spazi triangolari sono coperti da volte  a botte ogivali.
Le chiavi di volta delle crociere sono diverse fra loro, decorate  da  elementi  antropomorfi ,  zoomorfi  e fitomorfi.

Il collegamento fra i due piani avviene attraverso tre scale a chiocciola inserite in altrettante torri.

Alcune di queste torri accolgono cisterne per la raccolta delle acque piovane, in parte convogliate anche verso la cisterna scavata nella roccia, al di sotto del cortile centrale. In altre torri, invece, sono ubicati i bagni, dotati di latrina e lavabo, ed affiancati  i
tutti da un piccolo ambiente, probabilmente utilizzato come  spogliatoio   o   forse   destinato  ad  accogliere vasche per abluzioni, poiché la cura del corpo era molto praticata da Federico II e dalla sua corte, secondo un’usanza tipica di quel mondo arabo così amato dal sovrano.
Grandissimo interesse riveste il corredo scultoreo che, sebbene fortemente depauperato, fornisce una significativa testimonianza dell’originario apparato decorativo,un tempo caratterizzato  anche dall’ampia gamma cromatica dei  materiali
impiegati: tessere musive, piastrelle maiolicate, paste vitree e dipinti murali, di cui fra la fine del ‘700 ed i primi dell’800 alcuni scrittori e storici locali videro le tracce, descrivendole nelle loro opere.

Attualmente sono ancora presenti le due mensole antropomorfe nella Torre del falconiere, i telamoni che sostengono la volta ad ombrello di una delle torri scalari ed un frammento del mosaico pavimentale nell’VIII sala al piano terra. Nella Pinacoteca Provinciale di Bari sono stati temporaneamente depositati, invece, due importanti frammenti scultorei, raffiguranti una Testa ed un Busto acefalo, rinvenuti nel corso dei lunghi restauri, che non hanno restituito alcuna traccia, invece,  della vasca ottagonale posta al centro del cortile, citata da alcuni studiosi del secolo scorso.

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La posizione della cattedrale di Trani ne ha fatto una delle più famose al mondo; realizzata in chiara pietra calcarea, fornita dalle generose cave del luogo, è la sentinella di una delle più importanti città marinare della Puglia, ed è un esempio eccellente di architettura romanica pugliese.

L’attuale cattedrale sorge sul sito già occupato dalla precedente cattedrale paleocristiana, documentata dal IX secolo e dedicata alla Vergine. Di quel venerabile luogo, completamente demolito per dar luogo alla nuova costruzione, restano il sacello ipogeico dedicato al protovescovo di Brindisi san Leucio ed alcuni brani di pavimento musivo.

Il sacello è un ambiente quadrato di età longobarda, con un vano centrale atto ad accogliere le reliquie, ispezionabili mediante finestrelle, ed un deambulatorio anulare che permetteva lo scorrere a senso unico della fila dei devoti, con differenti varchi per l’ingresso e l’esito.

La grande chiesa cominciò a sorgere nel 1099, per volontà del vescovo Bisanzio, a seguito della morte e canonizzazione del giovane pellegrino Nicola, sbarcato a Trani, dalla Grecia. La Cattedrale; costruita con pubblico denaro, è frutto di un ardito progetto unitario, inteso ad isolare la costruzione dalle acque marine di risalita; è interamente sub divo, compreso l’ambiente più importante per una chiesa romanica, la cripta, destinata a custodire le reliquie del santo patrono di Trani, San Nicola il Pellegrino. La cripta della cattedrale di Trani, infatti, non corrisponde all’etimologia, non è affatto ‘nascosta’, è luminosa ed alta, con crociere sorrette da una selva di elegantissime colonne di marmo greco; varchi oggi murati ne consentirono l’accesso dall’esterno ed il funzionamento in autonomia finché non venne ultimato il corpo longitudinale; tuttavia, la posizione della cripta permane quella canonica, sottostante il presbiterio, in quanto le fu genialmente allineata una chiesa a sala, impostata su due file di basse colonne, che conserva solo nel nome la memoria dell’antica chiesa di S. Maria e costituisce il supporto della chiesa superiore, dedicata alla Vergine Assunta.

Questa ha pianta basilicale con transetto e tre navate, copertura a capriate sulla centrale, a crociere sulle minori, matronei, colonne binate come insolito e aggraziato sostegno; la sua costruzione si protrasse fino agli ultimi decenni del XII secolo; nel presbiterio, si leggono consistenti tracce dell’originario pavimento a mosaico, simile per qualità, temi e fattura al pavimento della cattedrale di Otranto (1165).

Ad entrambe le chiese, inferiore e superiore, si accede dall’alta facciata; alla prima, tramite un ampio varco arcuato sottostante le scale, alla seconda, attraverso un breve sagrato già interessato da un portico, demolito nel ‘700, di cui restano le tracce degli archi sulla facciata e le basi dei pilastri, intercalati ai sedili lungo il parapetto, loggia aperta su una splendida vista del Castello federiciano, sul mare.

Anche la zona absidale coinvolge due ambienti sovrapposti, il presbiterio e la cripta, col risultato, all’esterno, della magnifica triade delle maestose absidi.

Fiancheggia la facciata il campanile, realizzato a partire dal XIII secolo e firmato, sulla cornice dell’alto basamento viabile, da Nicolaus sacerdos et protomagister.

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I Sassi di Matera, dichiarati Patrimonio Mondiale dell’Umanità nel 1993 dall’UNESCO, sono un luogo unico e dal fascino straordinario che testimoniano come l’uomo abbia vissuto per millenni in un ambiente fiabesco: il contesto rupestre che caratterizza sia i 32 ettari in cui si articola il nucleo urbano dei Sassi, sia tutto il territorio circostante in gran parte protetto dal Parco Archeologico Storico Naturale delle Chiese Rupestri del Materano.

I Sassi di Matera sono collegati con l’attuale centro della città che si trova sul piano attraverso numerosi accessi che creano uno scambio continuo tra questi due ambienti urbani. Per accedere ai Sassi basta imboccare una delle numerose vie o vicoli che dal centro cittadino scendono verso gli antichi rioni.

Cosa sono i Sassi di Matera

Originariamente i Sassi di Matera erano semplicemente un ambiente rupestre in continuità con quello che si trova sul fronte opposto al canyon scavato dalla Gravina di Matera. Il versante occidentale sul quale è stato creato questo nucleo urbano è costituito in basso da pareti ripide che si affacciano sul torrente e più in alto una serie di terrazzamenti, colline e pianori più adatti all’insediamento umano, luoghi che nel corso dei millenni sono stati trasformati da villaggi rupestri a una vera e propria città.

I primi insediamenti umani risalgono al paleolitico e si svilupparono in grotte che numerosissime caratterizzano il paesaggio rupestre di Matera. Nel tempo questo paesaggio è stato sempre più modificato dall’uomo che ha scavato e plasmato la roccia madre trovando soprattutto nello strato friabile della calcarenite (tufo) una eccezzionale possibilità di insediamento al riparo dagli agenti naturali. Gli ambienti scavati in veri e propri complessi rupestri hanno costituito la prima forma del nucleo urbano tutt’ora presente in gran parte all’interno degli edifici e fabbricati costruiti nel corso dell’ultimo millennio.

Dopo aver attraversato le fasi preistoriche del paleolitico, del neolitico e delle varie età dei metalli la storia di Matera verrà fortemente caratterizzata dall’avvento del Cristianesimo. L’impronta cristiana diviene culturalmente dominante in breve tempo. Durante tutto il medioevo il paesaggio rupestre viene sistematicamente trasformato dalla costruzione di imponenti luoghi di culto. Vengono costruiti durante questo periodo imponenti la maestosa Cattedrale di Matera, la chiesa di San Giovanni Battista, la Chiesa di S. Domenico, la Chiesa di Santa Maria della Valle Verde sulla via Appia. In questo momento prende forma una vera città concentrata intorno alla Cattedrale posta all’apice della collina della Civita (Civitas, città) che divide in due i Sassi: il Sasso Barisano rivolto ad est e il Sasso Caveoso rivolto a sud.

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trulli, tipiche abitazioni in pietra calcarea di Alberobello nel sud della Puglia, sono esempi straordinari di edilizia in pietra a secco a lastre, una tecnica risalente all’epoca preistorica e tuttora utilizzata in questa regione. Sebbene i trulli rurali siano sparsi per tutta la Valle d’Itria, la massima concentrazione di esemplari meglio conservati di questa forma architettonica si trova nella cittadina di Alberobello, con più di 1500 strutture nei rioni di Monti e Aja Piccola.

I trulli sono delle tradizionali capanne in pietra a secco con il tetto composto da lastre incastonate a secco. I trulli generalmente servivano come ripari temporanei o come abitazioni permanenti dai piccoli proprietari terrieri o lavoratori agricoli. I trulli erano costruiti in pietra calcarea lavoratae grossolanamente, estratta durante gli scavi per la realizzazione di cisterne sotterranee, pietre raccolte nella campagna e da affioramenti rocciosi circostanti. Tali costruzioni hanno la caratteristica struttura rettangolare con tetto conico in pietre incastonate.

I muri imbiancati dei trulli sono edificati direttamente sulle fondamenta in pietra calcarea e realizzati con la tecnica della muratura a secco, senza malta o cemento. Sui muri a doppio rivestimento con nucleo incoerente si apre una porta e piccole finestre. Un focolare interno e delle alcove sono incastonati nelle spesse mura. Anche i tetti sono a doppio strato: un rivestimento interno a volta in pietre di forma conica, culminante in chiave di volta, ed un cono esterno impermeabile costituito da lastre di pietra calcarea, note come chianche o chiancarelle.

I tetti delle costruzioni recano spesso iscrizioni in cenere bianca dal significato mitologico o religioso, e terminano con un pinnacolo decorativo che aveva lo scopo di scacciare le influenze maligne o la sfortuna. L’acqua viene raccolta tramite gronde sporgenti dalla base del tetto, dalle quali poi fluisce attraverso un canaletto fino a una cisterna sotto l’abitazione. Circa mille anni fa (1.000 a.C.), l’area della attuale Alberobello era cosparsa di insediamenti rurali. Gli insediamenti si svilupparono fino a formare gli attuali rioni di Aia Piccola e Monti. Verso la metà del XVI secolo il distretto di Monti era occupato da una quarantina di trulli, ma fu solo nel 1620 che l’insediamento avviò la sua espansione.

Nel 1797, verso la fine del dominio feudale, venne adottato il nome di Alberobello, e Ferdinando IV di Borbone, re di Napoli, conferì alla località il titolo di città regia. Dopo tale periodo, l’edificazione di nuovi trulli cadde in declino. Tra il 1909 e il 1936, alcune parti di Alberobello furono designate come monumenti protetti del patrimonio culturale.

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Luisa Piccarreta è un nome ancor oggi molto diffuso a Corato, cittadina pugliese situata nell’entroterra del nord barese. Nasceva il 23 aprile 1865, domenica in Albis, quinta di 8 figlie, e alla sera dello stesso giorno era battezzata nella Chiesa Matrice del paese. Partecipò alla vita della sua famiglia di origini contadine. Il padre colono, conduceva i campi di un ricco proprietario e con la sua famiglia si trasferiva per lunghi periodi in una “Masseria” sull’altipiano delle Murge. Appariva già singolare che questa bambina dedicasse molto tempo a star nascosta per immergersi in lunghe meditazioni e preghiere. All’età di 9 anni riceve la Prima Comunione e la Cresima nello stesso giorno e comincia a sentire la voce di Gesù nel suo “interno” soprattutto dopo aver fatto la Comunione. Come un maestro interiore la corregge e la guida nella vita spirituale affinché diventi la sua “perfetta immagine” e ispirandosi alla vita di Nazareth la educa alla mortificazione della volontà per amore. Per questo l’Eucarestia diventa la sua “passione predominante” e cerca di parteciparvi ogni volta che può. Verso i 13 anni sente di doversi immergere nella Passione di Gesù che inizia a meditare quotidianamente. Ha anche una visione di Gesù condotto alla crocifissione che le chiede aiuto. Inizia un lungo periodo di desolazione e vessazione da parte dei demoni.

Si aggrega alle “Figlie di Maria”, Congregazione laicale assistita a Corato dal Sac. D. Michele De Benedictis (1844-1910) e ubicata inizialmente presso la Chiesa dell’ex convento dei Cappuccini. In questo luogo si trova anche un Istituto femminile di signorine, figlie di agiate famiglie, affidato alle Suore di Carità dell’Immacolata Concezione d’Ivrea. Qui Luisa frequenterà soltanto le prime classi di scuola elementare, avendo le Suore come maestre.

I genitori non si accorsero dell’intensa vita interiore di Luisa fino a quando verso i 17, con la stagione primaverile e il trasferimento alla Masseria in località Torre Disperata, Luisa non manifestò un misterioso e sempre più frequente stato di sofferenza con la perdita dei sensi e successivo “impietrimento” durante il quale ha anche alcune visioni di Gesù la sceglie come vittima. I fenomeni si succedono sempre più frequentemente tanto da costringerla a letto. Sono i prodromi di quella che Luisa indicherà come la “vita nuova”. Iniziano le incomprensioni dei familiari e le visite del medico di famiglia. Incapace di una diagnosi certa, il medico non trova di meglio che suggerire la “visita” di un sacerdote. Si ottenne l’intervento dell’agostiniano P. Cosma Loiodice che conosceva Luisa grazie alle Figlie di Maria. Con grande sorpresa di tutti la benedizione sacerdotale la liberò immediatamente dallo stato di malessere e ciò continuerà a fare ogni volta che ce ne sarà bisogno, per circa 4 anni. Leggi tutto….

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